46) Gadamer. Sull'oggetto storico.
Il processo ermeneutico porta a constatare che l'oggetto storico 
unit dell'io conoscente e del diverso da me. Comprendere 
opera di mediazione. Questa  la via che ci  data alla verit. La
quale dunque non viene negata dal filosofo tedesco in nome di
un'assolutizzazione dell'interpretazione, che arriverebbe a
cancellare la realt stessa del fatto da interpretare cadendo cos
in un totale relativismo.
H. G. Gadamer, Il problema della conoscenza storica, traduzione
italiana di G. Bartolomei, Guida, Napoli, 1969, pagine 90-93 (vedi
manuale pagina 214).
Non solo il concetto, ma anche l'espressione oggetto storico mi
sembra inutilizzabile. Ci che noi vogliamo designare con essa non
 un oggetto, ma una unit del mio e dell'altro. Ricordo,
ancora una volta, ci su cui ho gi ripetutamente insistito: ogni
comprensione ermeneutica comincia e finisce con la cosa stessa.
Ma, da un lato, bisogna guardarsi dal misconoscere il ruolo della
distanza temporale, che sta fra il cominciare e il finire, e,
dall'altro, bisogna guardarsi dal compiere una oggettivazione
idealizzante della cosa stessa, come fa lo storicismo
oggettivistico. La despazializzazione della distanza temporale e
la deidealizzazione della cosa in se stessa ci conducono,
allora, a comprendere come sia possibile conoscere nell'oggetto
storico il veramente altro rispetto alle convinzioni e alle
opinioni mie: cio, come sia possibile conoscere entrambi. E'
dunque ben vera l'affermazione secondo cui l'oggetto storico, nel
senso autentico del termine, non  un oggetto, ma l'unit
dell'uno e dell'altro. Esso  il rapporto, cio l'affinit,
attraverso la quale si manifestano entrambi: la realt storica, da
una parte, la realt della comprensione storica, dall'altra.
Questa unit  la storicit originale in cui si manifestano, in
maniera affine, la conoscenza e l'oggetto storico. Un oggetto
che ci perviene attraverso la storia, non  soltanto un oggetto
che si fissa da lontano, ma quel centro in cui appare l'essere
effettivo della storia e l'essere effettivo della coscienza
storica.
Dir, dunque, che l'esigenza dell'ermeneutica di pensare la realt
storica propriamente detta ci viene da ci che io chiamo il
principio della produttivit storica. Comprendere  operare una
mediazione fra il presente e il passato,  sviluppare in se stessi
tutta la serie continua delle prospettive attraverso cui il
passato si presenta e si rivolge a noi. In questo senso radicale e
universale, la presa di coscienza storica non  l'abbandono del
compito eterno della filosofia, ma la via che ci  stata data per
accedere alla verit sempre ricercata. E io vedo nel rapporto che
ogni comprensione ha col linguaggio, la maniera in cui la
coscienza della produttivit storica si espande.
Novecento filosofico e scientifico, a cura di A. Negri, Marzorati,
Milano, 1991, volume secondo, pagina 442.
